le pietre raccontano


STORIA E MEMORIA DI ANCONA, LE PIETRE RACCONTANO
Le lapidi urbane come civico patrimonio resistente da salvare

di Giampaolo MIlzi (*)


Le parole sono pietre. Delle pietre hanno la forza, il potere di resistere oltre i confini del tempo, di testimoniare, di raccontare. E nel caso di “Lapidario” conservano e rivendicano anche la capacità di lanciare un appello civile per la valorizzazione della memoria storica di Ancona, vasta come un giacimento ricco di sedimenti auriferi, ma troppo spesso calpestata e dimenticata. Quest’appello vogliamo farlo riecheggiare più forte e incisivo quest’anno, in cui ricorre il 2400° anniversario dell’Ankon Dorica, che la tradizione vuole fondata da un gruppo di esuli della colonia greca di Siracusa nel 387 a.C.
Le parole delle lapidi, dunque. Oltre agli intenti artistici, la video-installazione ambientata (in questi giorni) in uno degli austeri spazi della settecentesca Mole Vanvitelliana, realizzata dagli amici Massimo Cartaginese e Oskar Raimondo Barrile con il mio contributo, si propone di “dare il la” al pubblico, attraverso immagini, suoni e suggestioni, per intraprendere un viaggio nel passato. Volto a riscoprire importanti fatti e personaggi. Monumenti ed edifici di alta valenza storico-architettonica. Tutti hanno segnato più o meno profondamente la lunghissima vita del capoluogo marchigiano. E tutti devono essere quindi considerati maestri di vita contemporanea. Le guide speciali di questa altrettanto speciale ed originale macchina del tempo sono (27) targhe evocative e commemorative, di cui 9 mostrate nelle foto di questo pieghevole, scelte fra le oltre 70 che il “team” di “Lapidario” ha censito nel territorio municipale di Ancona Porta d’Oriente. Una città nata e prosperata, pur fra alterne fortune, sul mare e accanto al suo porto. Che anche a causa della sua naturale posizione strategica nel Medio Adriatico, serba uno straordinario bagaglio di vicende in cui quasi sempre la storia locale e indissolubilmente legata a quella italiana, europea, a volte mondiale.
Il lavoro di ricerca e censimento ha volutamente escluso le lapidi posizionate all’interno o nelle pertinenze di edifici pubblici e privati. Perché ci siamo proposti di accendere i riflettori dell’attenzione su quelle che, con un pizzico di curiosità, possono essere facilmente omaggiate dallo sguardo grazie ad una semplice passeggiata all’aperto negli spazi urbani. Solo due le eccezioni, per due lapidi eccezionali realizzate molti secoli fa: quella medievale posta nel tratto di via Sottomare inglobato nella caserma della Guardia di Finanza di Lungomare Vanvitelli; quella quattrocentesca conservata nel cortile della sede della Capitaneria di porto. I comandi della Gdf e della Capitaneria hanno sempre aperto le loro porte, previa richiesta, alle scolaresche, ai gruppi di turisti e cittadini organizzati dalle associazioni o dal Comune, per delle visite guidate. Ma il Comune potrebbe e dovrebbe fare di più. Stipulare una convenzione per un calendario di visite periodiche tutto l’anno. Quelle due lapidi evocano, rispettivamente e in link fra loro, l’Ancona Repubblica Marinara e L’Ancona libero Comune. Un’autonomia durata mezzo millennio, che la città perse nel 1532 finendo sotto il rigido controllo politico dello Stato della Chiesa retto da Clemente VII. E nel 1556, per volere delle autorità pontifice 24 ebrei di origine portoghese furono arsi vivi. Un persecutorio eccidio, il “rogo dei Marrani”, consumatosi nel Campo della Mostra, l’odierna piazza Malatesta, dove il Comune pose una lapide a ricordo nel 1992. La macchina del tempo di Lapidario ci conduce all’ex Taverna del Trave, lungo la strada provinciale del Conero, quando sorse come villa patrizia nel 1662 per volere del nobile conte ecclesiastico Giovanni Pietro Nembrini. E nel cuore del rione di Capodimonte, di fronte a quella che fu nell’800 l’abitazione del celebre pittore Francesco Podesti. Nello stesso rione, in via Torrioni, un’altra lapide raffigurata in queste pagine rende onore ai tre manifestanti che nel 1914 caddero fulminati dalle pallottole dell’esercito chiamato a sedare i tumulti della “Settimana Rossa”. E ancora, targa dopo targa, il fallimento del temerario assalto ai Mas nel porto anconetano sferrato da un gruppo di militari austriaci alla fine della “Grande guerra”. E il secondo conflitto mondiale, con devastanti bombardamenti aerei degli alleati, che nell’autunno 1943 colpirono il rifugio di via Birarelli rivelatosi trappola mortale per oltre 300 cittadini, e cancellarono per sempre tanti monumenti ed edifici storici, tra cui la Chiesta di Sant’Anna dei Greci.
Molte, troppe delle oltre 70 lapidi censite a monte del progetto Lapidario si trovano in cattive condizioni. Altre, numerose, aspettano ancora di essere realizzate e installate là dove ad Ancona è passata la grande storia. Al Comune l’impellente onore e onore dei restauri e delle nuove collocazioni.

(*) Giornalista professionista free lance, collaboratore del Messagero di Ancona e direttore della rivista mensile Urlo - mensile di resistenza giovanile, Milzi si occupa da anni in particolare della valorizzazione del patrimonio storico, archeologico e architettonico della città di Ancona.

















photo: courtesy Paolo Zitti

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